Il panettone miracoloso di San Biagio.

Oggi è San Biagio e a Milano molti si apprestano a mangiare un pezzetto di panettone perchè, secondo tradizione, protegge dalle malattie della gola.
Anche a scuola hanno regalato un panettone alle classi, quasi per non dimenticare un rito radicato.
Mi sembrava giusto così spiegare l’origine dell’usanza.

loison_panettone2.jpg



Biagio nacque a Sebaste, in Armenia, sul finire del III secolo dopo Cristo. Studiò medicina e intraprese la professione di medico, e medico sarebbe morto, se la popolazione della sua città non lo avesse voluto come vescovo, nonostante non fosse né consacrato né ordinato. Un po’ come Ambrogio, anche Biagio non volle accettare subito la carica a cui il popolo lo spingeva. Dopo un periodo però si fece convincere e assunse il ministero, non dimenticando però la sua vera natura. Cominciò così a compiere i suoi doveri vescovili, accompagnandoli con gli altrettanto importanti doveri di medico. Il neo vescovo curava le anime del suo gregge ma spesso, in maniera più terrena, ne curava anche i corpi.
Un giorno, una madre disperata, corse al suo cospetto. Suo figlio aveva mangiato del pesce, una lisca gli si era conficcata in gola e ora stava soffocando. Biagio non perse tempo e corse al capezzale del giovane. L’istinto di medico ebbe presto il sopravvento e Biagio, invece di perdersi in inutili benedizioni e unzioni, prese un pezzo di pane e lo fece inghiottire al ragazzo. La mollica portò con sé la lisca e il figlio della disperata signora riprese a respirare normalmente. Con un metodo che aveva ben poco di miracoloso, Biagio aveva salvato una vita, come probabilmente aveva fatto spesso in passato e come, altrettanto probabilmente, avrebbe continuato a fare in futuro. Ma, vuoi perché come vescovo Biagio era già in odore di santità, vuoi perché, per sottintendere ai doveri dell’abito che indossava, prima di far ingoiare la mollica al ragazzo l’aveva benedetta facendogli il segno della croce, la fortunata madre cominciò a gridare al miracolo. Biagio ovviamente minimizzò e tornò ai suoi doveri. Ma notizie eccezionali come un miracolo fanno presto a passare di bocca in bocca e a diffondersi a macchia d’olio fra tutto il popolo. E presto giunsero alle orecchie sbagliate, quelle di Agricola, prefetto di Diocleziano per l’Armenia. Agricola non apprezzava che la fama di un qualunque vescovo si accrescesse così a dismisura e decise, con una scusa, di convocare il vescovo Biagio. Trovandoselo davanti, non si sa perché, Agricola decise che era meglio eliminarlo per evitare che il popolo ne facesse un santo. Detto, fatto, lo fece scorticare con pettini da cardatori e poi decapitare.
Come altri prima di lui, anche Agricola fece male i suoi conti. Biagio a breve divenne un martire e poi un santo, il Santo protettore dei cardatori e dei materassai (onore dovuto allo strumento che era stato usato per martirizzarlo). In più, in ricordo dell’episodio del bambino e della lisca di pesce, il 3 febbraio, giorno della festa di San Biagio, si usa mangiare del pane benedetto e farsi benedire la gola toccandola con due candele incrociate. Questo però non spiega come la storia di Biagio si leghi a Milano e al suo più rappresentativo dolce. Biagio non era mai passato dalla nostra città, eppure proprio a Milano la sua festa ha una così strana connotazione. Facciamo allora un salto avanti nel tempo rispetto all’epoca in cui visse Biagio.
Dopo la nascita della ricetta del panettone, a Milano tutti usarono da sempre prepararlo per le feste natalizie.  Un giorno una donna si recò da un Frate di nome Desiderio per far benedire un panettone che aveva preparato per la famiglia. Desiderio, che era sempre molto occupato, disse alla donna di lasciargli il dolce per qualche giorno e poi di passare a ritirarlo, successivamente. I giorni trascorsero lenti e la donna si dimenticò di ripassare dal frate per il suo panettone. Desiderio invece non si dimenticò affatto del panettone e, ogni volta che passava davanti al cantuccio della canonica dove lo aveva appoggiato, ne staccava un pezzettino e lo mangiava.
Sbocconcella oggi, sbocconcella domani tutto ciò che restò del panettone fu solo l’involucro vuoto. Quando Desiderio si accorse di aver mangiato tutto il panettone della povera donna si disperò. I sensi di colpa lo assalirono e Desiderio sperò che la donna si fosse dimenticata per sempre del suo panettone e non tornasse più a reclamarlo. Altri giorni passarono e sembrò che il desiderio del frate si fosse avverato, ma, quando il 3 febbraio, la donna si ripresentaò per avere indietro il suo panettone benedetto, Desiderio andò disperato nell’angolo dove giaceva ancora l’involucro del panettone inesorabilmente vuoto e, con gran stupore, vide la carta gonfia e piena di un panettone grosso il doppio di quello che la donna aveva lasciato. Subito si gridò al miracolo che venne attribuito a San Biagio. Il Natale dell’anno successivo molti milanesi portarono a Desiderio i loro panettoni da benedire, sperando di vederli moltiplicati. Ma i miracoli non operano così, quindi Desiderio si limitò a benedire tutti i panettoni assieme e poi consigliò caldamente ai milanesi di avanzarne una parte da consumare il 3 febbraio, in sostituzione del pane benedetto. Negli anni l’usanza si radicò nel sostrato cittadino e anche se oggi non si usa più farli benedire, in ogni casa di Milano, la mattina del 3 febbraio, a colazione, per proteggere la gola dai malanni stagionali, si scarta un bel panettone, magari comprato con lo sconto in uno dei tanti negozi della città.
Il panettone miracoloso di San Biagio.ultima modifica: 2010-02-03T21:48:08+00:00da quintessenzalor
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento